Il greenwashing è una pratica sempre più diffusa nel mondo aziendale, dove le imprese cercano di apparire più “verdi” e sostenibili di quanto non siano realmente.

Questa strategia di marketing può essere particolarmente ingannevole perché sfrutta la crescente consapevolezza ambientale dei consumatori per attirare clienti con promesse eco-friendly che spesso non corrispondono alla realtà.

Quali aziende lo praticano?

Il greenwashing non conosce confini settoriali e può essere riscontrato in diversi ambiti, dalla grande industria energetica alle compagnie aeree, dalle multinazionali di alimenti e bevande alle aziende di moda.

Queste pratiche possono variare da dichiarazioni vaghe e non supportate da dati, all’uso di etichette e certificazioni ambientali non riconosciute da organi autorevoli.

L’industria cosmetica e il Greenwashing

Nell’industria cosmetica, il greenwashing si manifesta quando i prodotti vengono pubblicizzati come “naturali” o “biologici” senza che ciò corrisponda alla verità. Spesso, le caratteristiche ecologiche enfatizzate sono marginali o addirittura assenti.

Questo settore è particolarmente vulnerabile al greenwashing a causa della mancanza di una regolamentazione ufficiale che definisca cosa significhi “naturale” o “bio” in cosmesi.

Nell’industria cosmetica, alcuni esempi di ingredienti non sostenibili includono:

  • Petrolato o vaselina: Questi derivati dell’industria petrolifera sono spesso criticati per la loro scarsa biodegradabilità e il potenziale impatto ambientale.
  • Ingredienti a base di legno: L’utilizzo di ingredienti derivati dagli alberi può contribuire al degrado delle foreste.
  • Bisabololo: Utilizzato come anti-irritante, il bisabololo è spesso estratto da un albero brasiliano in via di estinzione, rendendolo una scelta insostenibile.
  • EDTA: è un ingrediente comunemente utilizzato nell’industria cosmetica come agente chelante. Nonostante i suoi benefici nell’eliminare gli effetti dannosi dei metalli pesanti, l’EDTA presenta diverse controindicazioni ambientali. È noto per essere poco biodegradabile e, a causa della sua ampia utilizzazione, viene prodotto in quantità maggiori di quanto la natura possa smaltire naturalmente. Inoltre, la sua capacità chelante può smuovere i sedimenti di metalli pesanti nei corpi idrici, rendendoli biodisponibili per la fauna acquatica e potenzialmente per l’uomo attraverso la catena alimentare. Insomma un ingrediente assolutamente da EVITARE (attenzione perchè lo troviamo anche nei detergenti, nei detersivi e in tanti prodotti di uso quotidiano)!!!

Per quanto riguarda le pratiche non sostenibili, ecco alcune delle problematiche principali:

  • Uso di microplastiche: Queste piccole particelle di plastica possono accumularsi nell’ambiente e negli oceani, causando danni agli ecosistemi marini.
  • Packaging non ecologico: Imballaggi che non sono riciclabili o biodegradabili contribuiscono all’inquinamento e all’accumulo di rifiuti.
  • Eccessivo consumo di acqua: Prodotti che richiedono molta acqua per il risciacquo possono avere un impatto significativo sul consumo di risorse idriche.

È importante notare che l’industria cosmetica sta facendo passi avanti verso pratiche più sostenibili, come l’utilizzo di ingredienti derivati da scarti agroalimentari e l’adozione di packaging riciclabile o compostabile. Tuttavia, rimane fondamentale per i consumatori rimanere informati e scegliere prodotti che rispecchiano veramente pratiche sostenibili.

Esistono alternative concrete per poter contribuire a ridurre il nostro impatto ambientale, dalla scelta delle materie prime al packaging, alla riduzione di CO2.

Ecco un esempio estremamente virtuoso: RINGANA RETHINK!

Come riconoscere il Greenwashing

Riconoscere il greenwashing richiede un occhio critico e informato. Ecco alcuni segnali da tenere d’occhio:

  • Assenza di dati concreti: dichiarazioni non supportate da prove o dati verificabili.
  • Certificazioni dubbie: uso di etichette o certificazioni non riconosciute da autorità competenti.
  • Messaggi fuorvianti: comunicazioni che esaltano una singola caratteristica “verde” per distogliere l’attenzione da pratiche dannose per l’ambiente.

In conclusione, il greenwashing è un fenomeno complesso che richiede attenzione e consapevolezza da parte dei consumatori.

È fondamentale informarsi e rimanere critici nei confronti delle affermazioni ambientali delle aziende per fare scelte di consumo responsabili e veramente sostenibili.

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Caterina

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